La produzione florovivaistica italiana è distribuita in modo non uniforme sul territorio nazionale. Alcune province e comprensori hanno sviluppato, nel corso di decenni, specializzazioni produttive ben definite, legate a fattori climatici, storici e infrastrutturali. La comprensione di questi distretti permette di leggere in modo più preciso le statistiche di settore e le dinamiche commerciali del comparto.
Il ponente ligure: la Riviera dei Fiori
Il tratto costiero tra Sanremo e Ventimiglia rappresenta storicamente il nucleo più noto della floricoltura italiana. I terrazzamenti stretti affacciati sul Mar Ligure, combinati con un microclima che garantisce temperature invernali superiori alla media padana, hanno favorito la coltivazione di fiori recisi già dalla seconda metà dell'Ottocento.
Le colture principali di quest'area comprendono la rosa da reciso, il garofano, il ranuncolo e la mimosa. La struttura produttiva è caratterizzata da imprese di piccola e media dimensione, con appezzamenti spesso inferiori al mezzo ettaro. Le serre, principalmente tunnel in polietilene a singola falda, si adattano alla conformazione del terreno collinare.
Il Mercato dei Fiori di Sanremo, attivo dal 1931, è rimasto uno dei principali punti di riferimento per la commercializzazione all'ingrosso nel contesto nazionale, anche se negli ultimi vent'anni la quota del venduto transitata attraverso canali diretti e aste online è cresciuta sensibilmente.
La Toscana: la Piana di Pescia e il Pistoiese
La Toscana ospita due aree distrettuali con caratteristiche molto diverse tra loro. La Piana di Pescia, in provincia di Pistoia, è nota soprattutto per la produzione di piante in vaso e fiori recisi in ambiente protetto. Il Mercato dei Fiori di Pescia è stato a lungo uno dei mercati all'ingrosso più rilevanti d'Italia, benché la sua centralità commerciale si sia ridimensionata rispetto al passato.
Il Pistoiese, e in particolare i comuni di Pistoia, Quarrata e Serravalle Pistoiese, costituisce invece il cuore della vivaistica ornamentale italiana. In quest'area si concentra una quantità straordinaria di vivaisti specializzati nella produzione di arbusti, alberelli ornamentali, conifere e piante da giardino in contenitore. La rete vivaisitca pistoiese ha dimensioni rilevanti a scala europea: le aziende del comprensorio esportano verso Germania, Francia, Paesi Bassi, Scandinavia e diversi mercati extra-europei.
Le varietà prodotte spaziano dai classici Cupressus e Thuja alle specie da fioritura come Viburnum, Photinia e Camellia. Il modello produttivo prevalente prevede la coltivazione in contenitore su suolo artificiale, con sistemi di irrigazione a goccia e fertirrigazione programmata.
La Campania: il Napoletano e il Sele
La Campania si colloca tra le prime regioni italiane per valore della produzione florovivaistica. Due aree risultano particolarmente significative: la fascia costiera tra Napoli e Caserta, con concentrazioni nei comuni di Ercolano, Torre del Greco e Portici, e la Piana del Sele, nel Salernitano.
La zona vesuviana è storicamente associata alla produzione di piante in vaso, in particolare Poinsettia, Ciclamino e piante ornamentali da interno. La Piana del Sele si è invece specializzata nella produzione di piante in vaso e fiori recisi in serre di grandi dimensioni, spesso con tecnologie più avanzate rispetto alla media nazionale.
Il settore campano deve fare i conti con problemi strutturali legati alla frammentazione fondiaria, ai costi energetici elevati per il riscaldamento delle serre e alla concorrenza di produttori olandesi e spagnoli nei segmenti di fascia media del mercato.
La Sicilia e la Calabria: la costa tirrenica
Il tratto costiero tra Reggio Calabria e Messina e la fascia orientale della Sicilia concentrano produzioni floricole di rilievo, prevalentemente orientate al fiore reciso. Le condizioni climatiche permettono cicli produttivi anticipati rispetto al Nord Italia, rendendo conveniente la produzione di specie come gerbera, crisantemo e garofano destinate al mercato nazionale durante i mesi autunnali e invernali.
La struttura produttiva di queste aree è composta in prevalenza da aziende piccole, con superfici medie inferiori a quelle rilevate in Toscana o Veneto. La commercializzazione avviene in parte attraverso mercati locali e in parte tramite grossisti che operano verso i mercati del Centro-Nord.
Il Veneto e il Friuli: la produzione del Nord-Est
Il Veneto è presente nel panorama floricolo nazionale con produzioni diversificate: fiori recisi in serre nella provincia di Padova e Treviso, piante in vaso nella fascia prealpina e produzioni vivaistiche nel Veronese. Il distretto di Bardolino e della Valpolicella ha tradizioni consolidate nella produzione di rose e piante da giardino.
Il Friuli-Venezia Giulia contribuisce soprattutto con produzioni vivaisitche nelle aree del Pordenonese e con alcune realtà floricole nella pianura friulana, dove le serre moderne hanno permesso di estendere i cicli produttivi oltre i mesi estivi.
Considerazioni sulla distribuzione nazionale
Secondo i dati del Censimento dell'Agricoltura elaborati dall'ISTAT, la superficie totale destinata alla floricoltura e alla vivaistica ornamentale in Italia si aggira intorno ai 29.000 ettari, con un'incidenza maggiore nelle regioni del Nord-Ovest (Liguria) e in quelle meridionali (Campania, Sicilia, Puglia). Le regioni del Centro sono rappresentate soprattutto dalla vivaistica toscana.
La frammentazione produttiva rimane una caratteristica strutturale del settore: oltre il 70% delle aziende florovivaistiche italiane ha una superficie inferiore a 2 ettari. Questa polverizzazione influenza la capacità di investimento, la possibilità di certificazione e l'accesso diretto ai mercati internazionali, fattori che penalizzano il settore nei confronti dei principali competitor europei.